Dibattito “Le immagini del perdono”

Sabato 13 settembre alle 15 presso Collezione Paolo VI a Concesio (BS)

Nel suo libro Lo spirituale dell’arte, lei ci ricorda che i teologi di Nicea (325 d.C.) avevano coniato l’espressione “vedere l’invisibile”, innalzando le icone a immagini con la dignità dei sacramenti. Nella pagina conclusiva, osserva: “Il sacro dell’arte ha trovato il suo rifugio nel culto della cultura artistica, di cui il museo è il nuovo tempio, in cui il capolavoro rappresenta a suo modo l’aura dell’antica icona.”

È in questo solco che le immagini diventano il luogo metafisico in cui riporre le aspettative di perdono; si trasformano in ricettacoli delle nostre suppliche, dei nostri più intimi messaggi di riconciliazione. Attraverso di esse, gli aspetti più profondi dell’animo umano si incanalano verso un “altrove” che ci mette in comunicazione con il divino.

L’arte, in questo contesto, trascende la sua mera oggettualità e assume una dimensione che non appartiene al suo creatore. Le opere si modificano nel tempo e nello spazio, diventando esse stesse tradizione e culto.

A questo proposito, è fondamentale riflettere su come il messaggio di un’opera si trasformi al variare del contesto.

I musei, come ci viene ricordato, sono pieni di opere che, nel loro ambiente originale, erano considerate miracolose. L’aura che avvolge un’opera, la sua capacità di suscitare emozioni e significati profondi, può intensificarsi o svanire al mutare dei tempi e dei luoghi.

La sua forza evocativa risiede nella capacità di risvegliare memorie, emozioni e desideri sopiti. Il cambiamento di contesto può rivelare nuovi significati dell’opera o, al contrario, oscurarne quelli originali. Il fruitore diventa parte integrante del processo di significazione, attribuendo all’opera nuovi valori e interpretazioni.

In conclusione, l’arte è un organismo vivente, in continua evoluzione, che si nutre del dialogo tra passato e presente, tra artista e spettatore.

Domande per il Prof. Giuliano Zanchi

  1. Le immagini, nella tradizione cristiana, sono state spesso luoghi in cui porre la richiesta di perdono. Le opere d’arte contemporanee assolvono ancora questo compito?
  2. Nel suo libro Lo spirituale dell’arte, assegna ai musei il ruolo di contenitori delle aspettative dello spirito collettivo. Questo pone gli artisti di fronte a nuove sfide nella ricerca del mistero spirituale?
  3. Le nuove tecnologie potranno divenire un mezzo per costruire un “luogo altro” in cui edificare lo spirituale?

Gentile professor Branca, sappiamo che l’immagine nelle tre religioni monoteiste ha avuto tracce diverse e
volevo porle alcune domande che mi sono preparato per affrontare questo argomento; l’aniconismo e il suo
impatto nella storia e nel tempo, e quale significato assume in questo tempo di saturazione di immagini.

Domande per il Prof. Paolo Branca

  1. In un mondo inondato da immagini, l’assenza di immagini può assumere la stessa valenza della loro presenza?
  2. In un mondo tecnologicamente avanzato e visivamente saturo, l’aniconismo è ancora difendibile? Le religioni monoteiste riusciranno a sottrarsi a questa sfida?

Gentile Prof. Alshayeb, nell’Islam, l’aniconismo ha generato un percorso originale e profondamente
significativo nel panorama artistico. Ha spostato l’attenzione e la creatività sul segno, trasformandolo in espressione di bellezza e spiritualità. Mi piacerebbe che ci accompagnasse lungo questa affascinante via, percorsa da secoli e ancora oggi viva, per comprendere come – e se – essa si sia trasformata nella modernità di un mondo sovraffollato di immagini.

Domande per il Prof. Eyas Alshayeb (maestro di calligrafia e arte islamica)

  1. Il gesto che dà vita al segno può essere considerato una forma d’arte che trascende il significato letterale della parola?
  2. La calligrafia islamica ha conosciuto un’evoluzione nell’ambito dell’arte contemporanea? Se sì, potrebbe illustrarci alcuni esempi significativi?
  3. Le confesso che, osservando certi segni calligrafici, ho la sensazione che il vento li attraversi, facendoli vibrare in uno spazio celestiale. Lei cosa prova, interiormente, nel momento in cui li traccia?

Gentile Prof.ssa Turchetti, nei secoli passati, l’arte ha avuto un ruolo fondamentale nel veicolare il messaggio religioso, influenzandone la percezione e la fruizione. Con lei vorrei esplorare la dimensione contemporanea di questo rapporto: come gli
artisti si confrontano oggi con un tema tanto complesso, anche alla luce della pluralità delle appartenenze religiose, e quale ruolo gioca la memoria storica nell’approccio a tali questioni.

Domande per la Prof.ssa Alessandra Turchetti

  1. In un tempo in cui tecnica, economia e tecnologia sembrano aver prevalso sull’arte, siamo forse giunti a un punto di ripartenza? Le arti possono ancora aprire percorsi nuovi e inesplorati?
  2. Ritiene che vi sia spazio per indagare il rapporto tra arte e religione all’interno dei nuovi contesti tecnologici?
  3. Il sacro può manifestarsi anche in opere non concepite originariamente per tale scopo? Penso, ad esempio, a Fontana, Burri, Bacon o Rothko.

Domanda finale per tutti i relatori

  1. Una domanda che vi rivolgo come artista: oggi, le immagini possono ancora “perdonare”?

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